Il lavoro in Calabria sia un diritto e non un favore!

Il periodo aiuta ed allora ecco le solite becere promesse di posti di lavoro che escono come i funghi di stagione.Non penso si possa essere più così sprovveduti da credere a promesse da marinaio, che servono ora per prendere consenso e poi per mantenere altri sporchi interessi.C’è un lavoro che manca in Calabria: il lavoro che sappia dare dignità alle persone e non le faccia scappare.E’ paradossale, ad esempio, che per oltre 4500 persone si continui con progetti d’inclusione, prorogati di anno in anno, solo per mantenere un precariato utile esclusivamente alla malapolitica. BASTA!I sistemi clientelari di potere messi in piedi negli ultimi decenni hanno estromesso ad arte la maggior parte dei Calabresi perbene e dalle grandi capacità intellettuali e imprenditoriali. Bisogna bloccare giovani, uomini e donne in fuga alla ricerca di un lavoro e valorizzarli in questa nostra terra.Allo stesso tempo vanno allontanate quelle migliaia di inutili portaborse, il più delle volte mogli, amanti, figli, parenti del potente di turno, divenuti magari funzionari senza aver mai sostenuto un concorso. Non possiamo più attendere e dobbiamo costruire una Calabria con i Calabresi migliori: che valorizzi i suoi figli qui e in piena meritocrazia, in grado di portare alla luce tutti i suoi tesori per creare occasioni di lavoro, aiutando piccole e medie imprese ad assumere, sul serio, senza sobbarcarsi oneri e costi proibitivi in un tessuto economico-sociale già molto fragile, mettendo così un freno all’emigrazione. Le risorse che arriveranno dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non possono essere lasciate, per questo, nelle mani di incapaci, arraffoni e incompetenti.

Il 3 e 4 ottobre gli elettori scelgano persone davvero competenti ed oneste, quelle che la politica del malgoverno e del malaffare non può o non vuole offrire.